mercoledì, 02 dicembre 2009

 

Nebbia

Se ci incontrassimo questa sera
pel viale oppresso di nebbia
si aciugherebbero le pozzanghere
intorno al nostro scoglio caldo di terra:
e la mia guancia sopra le tue vesti
sarebbe dolce salvezza di vita.
Ma fronti lisce di fanciulle
a me rimproverano gli anni: un albero
solo ho compagno nella tenebra piovosa
e lumi lenti di carri mi fanno temere,
temere e chiamare la morte.

Antonia Pozzi



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domenica, 15 novembre 2009



[...] Forse anche sul terreno petroso troveremo qualche fiore, qualche piccola felce strana: perchè la terra fiorisce quando due anime si prendono per mano e vanno in alto a guardare il mare [...]

Antonia Pozzi - 13 agosto 1934 - da Lettere 1923 - 1938


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sabato, 31 ottobre 2009





Sole d'ottobre


Felci grandi
e garofani selvaggi -

mentre il vento scioglie
l'un dopo l'altro
i nodi rossi e biondi
alla veste di foglie
del sole -

e il sole in quella
brucia
della sua bianca
bellezza
come un fragile corpo
nudo -

Antonia Pozzi

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venerdì, 16 ottobre 2009

 

 

Ottobre


E' crollo di morta stagione
quest'acqua notturna sui ciotoli.

Lànguono
fuochi di carbonai sulla montagna
e gela
nella fontana un fioco lume.

L'alba vedrà
l'ultima mandria divallare
coi cani, coi cavalli,
in poca polvere
dietro un dosso scomporsi.

Antonia Pozzi



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sabato, 26 settembre 2009

 

Largo

O lasciate lasciate che io sia
una cosa di nessuno
per queste vecchie strade
in cui la sera affonda -

O lasciate che lasciate ch’io mi perda
ombra nell’ombra -
gli occhi
due coppe alzate
verso l’ultima luce -

E non chiedetemi - non chiedetemi
quello che voglio
e quello che sono
se per me nella folla è il vuoto
e nel vuoto l’arcana folla
dei miei fantasmi -
e non cercate - non cercate
quello ch’io cerco
se l’estremo pallore del cielo
m’illumina la porta di una chiesa
e mi sospinge a entrare -

Non domandatemi se prego
e chi prego
e perché prego -

Io entro soltanto
per avere un po’ di tregua
e una panca e il silenzio
in cui parlino le cose sorelle -

Poi ch’io sono una cosa -
una cosa di nessuno
che va per le vecchie vie del suo mondo -
gli occhi
due coppe alzate
verso l’ultima luce -

Antonia Pozzi


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martedì, 08 settembre 2009



Spazioso autunno

Or che i violini
hanno cessato di suonare

ed una foglia voltegiando
sfiora il braccio bianco di Venere
in fondo al viale

andiamo per la brughiera
a veder nascere le stelle:

sono i visi delle ginestre morte.

Ora infuriano i cavalli nella stalla:
ma vagano lassù
con le nubi
le ombre delle lor lunghe criniere
rosse.

Inseguiamo fitte orme di zoccoli.

Ed è pieno di ali e di chiome
invisibili
quest'aperto capo notturno.


Antonia Pozzi



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martedì, 11 agosto 2009



Giorni in collana

Forse erano giornate come queste,
tutte bionde, che paion grani d'ambra
infilati d'azzurro.
Tu venivi fra noi, col tuo tormento
tutto chiuso negli occhi: avevi un viso
bianco e ridente, come di fanciullo.
Ci chiamavi fratelli, ma nessuno
conosceva il tuo pianto;
ci parlavi di luce, ma nessuno
si sbiancava nel volto.
Tu venisti tra noi quando ervamo
ancora gemme scure, informi,
chiuse accanitamente.
E quando il lavorìo della tua fiamma
già snidava le nostre anime in boccio,
non ritornasti più. Furono giorni
attutiti di nebbia,
giorni color d'opale e d'ametista,
grigi vezzi di lacrime.

Antonia Pozzi


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mercoledì, 05 agosto 2009



Canto della mia nudità

Guardami: sono nuda. Dall’inquieto
Languore della mia capigliatura
Alla tensione snella del mio piede,
io sono tutta una magrezza acerba
inguainata in un color avorio.
Guarda: pallida è la carne mia.
Si direbbe che il sangue non vi scorra.
Rosso non ne traspare. Solo un languido
Palpito azzurrino sfuma in mezzo al petto.
Vedi come incavato ho il ventre. Incerta
È la curva dei fianchi, ma i ginocchi
E le caviglie e tutte le giunture,
ho scarne e salde come un puro sangue.
Oggi, m’inarco nuda, nel nitore
Del bagno bianco e m’inarcherò nuda
domani sopra un letto, se qualcuno
mi prenderà. E un giorno nuda, sola,
stesa supina sotto troppa terra,
starò, quando la morte avrà chiamato.

Antonia Pozzi    (Palermo, 20 luglio 1929)



Non è un mistero la mia passione per lei, che adoro, e in cui  mi rifugio per trovare frammenti di me nelle sue parole
 
Sapevo da tempo che la regista Marina Spada avrebbe realizzato un film-documentario su di lei.

…e...tra meno di un mese,  Poesia che mi guardi,  questo il titolo,  sarà presentato alla 66° Mostra Internazione del Cinema di Venezia, nella sezione Giornate degli Autori.

Dice la regista,  qui , di essere stata molto colpita dall’incipit della poesia che apre questo post.
Quel “Guardami: sono nuda” l’ha spinta a scavare a fondo nella vita della poetessa fino a decidere, appunto, di farne un film.

Credo di comprendere cosa abbia provato avendo io stessa sentito un’emozione fortissima - in profondità, qualcosa che ancora non so dire -  la prima volta dentro  le sue parole...come se l’avessi conosciuta da sempre…ed ho ancora negli occhi il ricordo vivido dell’odore di legno e terra respirato nel suo studio di Pasturo, lo scorso anno…quasi che essere lì, dove lei è stata, me la facesse sentire ancora più vicina.


[ immagine Lake George - Georgia O'Keeffe ]
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martedì, 28 luglio 2009




La rampa

Vidi un'altissima luna
per dune di nebbia versarsi
in limpidi laghi
d'aria.

E il tuo sorriso mi cadeva in volto,
dall'alto,
da fresche fontane
dentro urne di pietra
grondanti:

mentre ai ginocchi ci serrava l'alito
giovane
dei sambuchi

e profondavano nell'ombra
lunghe scale
di terra.


Antonia Pozzi


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martedì, 07 luglio 2009



La discesa

Già, sulle crode, sono rifioriti
i perenni rosai crepuscolari.
Lontana, ormai, la malga abbandonata
fra i rododendri. Il vento delle gole
non geme più, mordendoci la nuca.
Sale l'umida calma del pineto.
I larici e gli abeti, con la vetta,
ruban la prima oscurità, su in cielo;
con le ricurve frangie, l'accompagnano
fin presso a terra: lì, piano, la versano
a fare viola il muschio ed i mirtilli,
a fare azzurri i sassi del sentiero.

Nel mio ricordo stanco, disperato,
tu ti frantumi d'ombra e di silenzio.

Antonia Pozzi


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